Nuovi "gatti di Schrödinger" quantistici: Oxford costruisce stati più robusti agli errori
Un esperimento con un singolo ione crea sovrapposizioni quantistiche di tipo nuovo, candidate a rendere più semplice la correzione degli errori.

Il gatto di Schrödinger, da metafora filosofica, torna a essere un oggetto di laboratorio. Un team dell'Università di Oxford, con primo autore il Dr. Sebastian Saner, ha creato sovrapposizioni di tipo "gatto" la cui peculiarità non sta nell'idea in sé, ormai familiare, ma nella materia di cui sono fatte. Le loro componenti non sono i consueti stati coerenti, bensì stati fortemente non classici detti "compressi" (squeezed). Il risultato, pubblicato su Physical Review X il 3 giugno 2026, è un mattone hardware che potrebbe avvicinare i computer quantistici a una maggiore affidabilità.
Un singolo ione come laboratorio
L'esperimento si appoggia a un sistema sorprendentemente minimale: un singolo ione di stronzio-88 intrappolato. Lo stato interno dell'atomo funge da qubit, l'unità elementare di informazione quantistica, mentre il suo moto si comporta come un oscillatore armonico quantistico. Su questa stessa piattaforma i ricercatori hanno entangled, cioè correlato in modo profondamente quantistico, il qubit e lo stato di moto.
Il passaggio chiave è una misura eseguita a metà del circuito. Sfruttandola, il gruppo ha potuto programmare diverse sovrapposizioni di stati compressi senza cambiare apparato, dimostrando una flessibilità che raramente convive con la fragilità di questi oggetti quantistici.
Le componenti del "gatto" non sono stati coerenti, ma stati compressi: una scelta che cambia ciò di cui la sovrapposizione è fatta.
Perché contano gli stati compressi
L'interesse pratico nasce da una proprietà attesa di questi stati: potrebbero resistere meglio agli errori e abilitare una correzione d'errore più semplice. Sono per questo considerati candidati come risorsa per la cosiddetta correzione d'errore "bosonica", a variabile continua, una delle strade per proteggere l'informazione quantistica dalla decoerenza che oggi affligge ogni calcolatore.
Va sottolineato che si tratta di un esperimento reale, ben distinto dalla consueta spiegazione divulgativa del gatto di Schrödinger. Non siamo davanti a una dimostrazione di superiorità computazionale, né a una soluzione definitiva del problema degli errori. Siamo davanti a una risorsa fisica nuova, dimostrata in modo controllato, che potrebbe entrare a far parte degli ingredienti con cui si costruiranno macchine quantistiche più stabili. Il condizionale, qui, non è cautela retorica ma fedeltà al risultato.


