Quando l'AI inventa, paga chi la offre: un tribunale tedesco ritiene Google responsabile per i suoi riassunti
Una corte di Monaco ha stabilito che le "AI Overviews" di Google, quando affermano falsità, sono contenuti propri dell'azienda e non semplici link. Google ricorrerà, ma il precedente pesa su tutto il settore.

Chi risponde quando un'intelligenza artificiale afferma il falso con sicurezza? In Germania è arrivata una delle prime risposte giudiziarie. Il Tribunale regionale di Monaco ha emesso un'ingiunzione ritenendo Google direttamente responsabile per affermazioni diffamatorie generate dalle sue AI Overviews, i riassunti automatici che compaiono in cima ai risultati di ricerca.
Il caso nasce da sintesi che avevano falsamente collegato due case editrici a truffe e pratiche scorrette. Il punto giuridicamente dirompente è la motivazione: secondo la corte, quelle sintesi sono "affermazioni autonome, nuove e sostanziali" — cioè contenuto proprio di Google, non un neutro elenco di link verso terzi. Per questo l'azienda ne risponde. Google ha confermato il 12 giugno che presenterà ricorso, sottolineando che la decisione non è definitiva.
È un nodo destinato a riproporsi ovunque. Finché un motore di ricerca si limitava a indicizzare pagine altrui, la responsabilità restava di chi le aveva scritte. Nel momento in cui l'AI genera una risposta, quella risposta diventa parola dell'azienda — con tutte le conseguenze, comprese quelle legali, delle sue "allucinazioni".

