Le banche centrali si dividono: la Bank of Japan ai massimi da oltre trent'anni, Fed e BoE ferme

In una settimana di riunioni, la spinta inflazionistica dell'energia ha prodotto risposte opposte: Tokyo e Francoforte alzano i tassi, Washington e Londra aspettano. È la fine del copione unico.

Decisioni delle banche centrali e tassi di interesse

Per anni le grandi banche centrali si sono mosse quasi all'unisono. Non più. La settimana di riunioni di metà giugno ha fotografato una divergenza netta, figlia di un'inflazione tornata a salire sotto la spinta dei prezzi dell'energia e delle tensioni in Medio Oriente.

La svolta più simbolica arriva dal Giappone: il 16 giugno la Bank of Japan ha alzato il tasso di riferimento all'1,00%, il livello più alto da oltre tre decenni, dopo anni di politica ultra-espansiva. Pochi giorni prima la Banca Centrale Europea aveva deciso il suo primo rialzo dal 2023, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Sul fronte opposto, la Federal Reserve ha lasciato i tassi fermi al 3,50-3,75% — prima riunione presieduta dal nuovo numero uno Kevin Warsh, con un comunicato dal tono più restrittivo — e la Bank of England ha mantenuto il costo del denaro al 3,75%.

Il filo comune è l'energia: l'impennata dei prezzi ha rimesso l'inflazione al centro, e ciascun istituto risponde secondo la propria congiuntura. Per i mercati, e per chiunque costruisca modelli quantitativi, il messaggio è che il "regime" è cambiato: la fase dei tagli coordinati e della volatilità compressa appartiene, almeno per ora, al passato.

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